Che cazzo di ore sono?
Perché la porta è socchiusa e l'unico spiraglio di luce mi arriva dritto sul viso? Dio santo.

Otto abbaia, capisco che è felice di andare a pisciare… ma tutte le mattine?! Vorrei essere un cane e ogni mattina gridare al mondo quanto è bello pisciare.

Mi giro sull'altro fianco, occhi chiusi, sono rintontito. Quell'alone di spossatezza di una notte dormita male ed una mattinata che inizia come qualunque altra. Non proprio in realtà.

Ho appena saltato due ore di università, chi me lo fa fare di alzarmi per andare a sbadigliare altre due ore? Come se non bastasse, in treno. Signore, salvaci da Trenitalia.

Mi alzo con calma, Otto si è intrufolato ai piedi del letto, madre e sorella devono essere uscite di casa. Scivolo fuori dal letto, cammino sui talloni per non appoggiare completamente la pianta del piede sul pavimento ghiaccio stecchito. Se ho una vertigine per il repentino (mica tanto in realtà) risveglio dovrò appoggiare tutta la pianta e tenermi i piedi infreddoliti di primo mattino.
Raggiungo le ciabatte che ho lasciato sotto la scrivania dalla notte seguente. Mi lascio cadere sulla sedia. Con uno slancio mi alzo e mi appendo alla cinghia dell'avvolgibile neanche fossi Tarzan.

Il cane mi guarda, acciambellato, dal letto. Lo guardo. Buongiorno stronzolo, dormito bene? Lo penso.

Mi avvio verso la cucina ciabattando, mi chino in basso verso il cassetto della colazione: biscotti, fette biscottate, brioches, crostatine… la mattina ho un precario equilibrio e non finisco di testa nel cassettone per poco. Vada per la crostatina alla nocciola.

Mentre aspetto che la macchina del caffè si scaldi, Otto è giunto e mi osserva dal basso, seduto. Gli lancio il suo pezzo di crostatina, l'unica parte senza cioccolato. Da qualche parte ho letto che il cioccolato fa male ai cani. Onestamente fa male anche a me, ma io posso scegliere in che maniera schiantare definitivamente, Otto no. Quindi continuo a masticare la mia crostatina.

Mi prendo la tazzina del caffè, in ceramica; quelle in vetro sono tutte a lavare.

Deambulo fino alla poltrona in camera, cerco il pulsante di accensione di monitor e PC. Mentre finisce il caricamento io finisco la colazione.

Accendo anche il cellulare, invasione di notifiche.

Una richiesta di qui, un favore di là, calcola la giornata del fantacalcio… lasciatemi respirare cazzo! Avrei fatto ogni cosa in ogni caso, se non l'ho ancora fatto è perché o sono morto o sono nel letto. Sfortunatamente è il secondo caso, ero nel letto. Calcolata la giornata del fantacalcio, son già partite sul gruppo le solite prese di culo per chi ha perso a causa di una manciata di punti. Mi unisco alla gogna pubblica.

In tre balletti apro, grazie alla barra dei preferiti, la mia pagina FB, la prima pagina del Corriere della Sera, quella della Gazzetta e infine quella di Twitch. Leggo qualche notizia, osservo in silenzio qualche streaming. Sto uccidendo il tempo con surrogati di realtà, perché perdere tempo a giocare quando lo fa qualcuno al posto tuo (e pure meglio)? Mi girano le palle e chiudo la finestra, le perdite di tempo volontarie mi fanno schifo e sono il primo a propinarmele.

Cazzeggiando e rispondendo a qualche messaggio è già mezzodì, mi viene in mente di controllare il tracciamento della spedizione del corriere. Ho acquistato qualche regalo di Natale: un cappello della Roxy, un macinino in acciaio e dei chicchi di caffè del Guatemala. Anche un regalo per Vale.

I chicchi del Guatamela sono certificati per il rispetto dei diritti del lavoratore e dell'ambiente. Avrei potuto sbattermene e prenderli alla metà, dalla stessa regione. E invece.

Mi riprendo dal pensiero di averne combinata una giusta, la spedizione arriverà oggi pomeriggio, alle dieci è giunta a Livorno, recita il sito.

Madonna che palle, un'altra giornata di noia, forse era meglio andare a Pisa. Rientra mamma, saluta e va a far due passi con Otto. Di lì a poco mangeremo, probabilmente anche con mia sorella.
Me ne torno a perdere tempo, letteralmente, in camera. Penso a quando arriverà il corriere con il mio pacco. Una volta tanto che compro i regali di Natale per la casa. Prima e ultima volta, probabilmente.

Mi scrivono, interagisco. Chatto con i miei amici ed amiche. Cazzatelle insomma, racconto quel che è accaduto, cioè il nulla cosmico.

Una mia compagna di università mi chiede delucidazioni su delle lezioni da seguire, le rispondo gentilmente ed in maniera esaustiva. Che bravo ragazzo.

Forse era meglio andare davvero a Pisa. Forse anche uscire da solo a drogarsi. Scherzo.

Suonano il campanello, il cane impazzisce e inizia ad abbaiare in preda ad una frenesia cieca. Devo urlargli contro per farlo chetare: mi urta il sistema nervoso l'isterismo. È solo il corriere, mamma è appena uscita. Non è lei. Stai calmo Otto.

Esco con i pantaloni della tuta, un maglione ed infradito. Infradito con i calzini? No. Infradito e basta. Perché? Perché sì. È arrivato il pacco con i regali.

Risuonano il campanello, stavolta Otto ha ragione a fare la scenata, probabilmente è mamma. Ho ragione. Mamma è tornata, di lì a poco annuncia che il pranzo è in tavola. È a base di quinoa e verdure, il contorno sono ancora verdure. Mi sta bene così. Dovrei andare a correre per tirare giù il culone che sto mettendo su. Andrò oggi pomeriggio, verso le quattro, con questo bel sole si starà bene di sicuro.

Ci beviamo insieme due caffè con chicchi del Guatemala bio appena macinati. Forte. Me ne torno soddisfatto in camera, dovrei iniziare a prepararmi per andare a correre ma… non ho voglia. Vorrei essere in forma ma non ho voglia. Che due palle.

Continuo a cazzeggiare, adesso sto veramente perdendo tempo, mi inizia a far male pure la schiena da quanto sto seduto.

Alcuni ragazzi della Jam hanno pubblicato dei loro racconti in inglese, che cosa ganza. Se solo avessi avuto voglia… ma non ho voglia nemmeno di respirare, figurati ad applicarmi in qualcosa. Perché poi il problema è tutto lì: avere voglia.

Ci penso, in effetti è tutto lì, il segreto: avere voglia. Ovviamente se le possibilità le hai. Ci sono le possibilità, non sono nato nel Gabon meridionale. La voglia invece non c'è. Il pessimismo cosmico e magari anche un po' di frustrazione si palesano alla porta, le caccio indietro con violenza, ma infine le lascio scivolare sulla mia pelle. C'è chi si fa avvolgere e stritolare non riuscendo più a scrollassi di dosso la depressione, le delusioni, l'ansia. E chi ha questo potere magico di essere depressorepellente. Io ad esempio. Oggi è andata così, domani forse andrà meglio.

Mentre scorro la mia home di FB becco un post di un giornalista sportivo che seguo, fa a tempo perso lo scrittore. Ha scritto un secondo libro a tema distopico. Non capisco la pagina Amazon: superKindle a 0,00€ mentre c'è l'acquisto a 2,99. Lui nel suo post parla di promozione, fammi premere per l'acquisto, un libro gratis è pur sempre un libro gratis. Istantaneamente mi arriva un messaggio sul cellulare: Autorizzato pagamento di…

Bestemmie. Piovono bestemmie. Sono un coglione, superKindle deve essere una sorta di abbonamento per vattelapesca. Ho un libro in formato digitale sul mio account Amazon, non ho un Kindle reader. Tra un moccolo e l'altro scopro che posso ottenere l'applicazione anche sul mio Windows Phone, cellulare inutile che ha una applicazione sì e dieci no. Mi scarico il mio nuovo acquisto, me lo leggerò in treno solo per il fatto di aver speso quei tre euro e poi disinstallerò tutto. Scrivo in pagina all'autore, sotto al post di promozione, che ho acquistato il suo libro. Che gli sia da monito!

Non ho fatto talmente un cazzo che ormai è buio, il sole è tramontato da un bel po'. Alla fine a Dicembre fa buio presto. In camera la luce è spenta. La luminosità del monitor è troppo alta, mi sta uccidendo, meglio abbassarla. Le energie traboccano ma la schiena mi fa male. Fammi mettere per iscritto questa giornata del cazzo, che mi capita di vivere spesso e volentieri. Ho già finito di vivere alle 18,10. Dio santo la prossima volta piuttosto chiamo tutta la rubrica del cellulare fino a che non trovo uno stronzo con cui uscire. O una stronza. Me la rido solo a pensiero. Impossibile.

Adesso scusatemi ma ho deciso di allenarmi: le fie non si tromberanno da sole questa estate.