Era notte fonda, i grandi pini in fila come soldati accompagnavano la lingua d'asfalto sulla quale procedeva una Ford grigio metallizzato.

«Devo fare benzina, siamo in riserva», disse lui. La guardò negli occhi mentre comunicava le sue intenzioni.

«C'è un distributore tra poco, no?», rispose di rimando lei.

Lui non rispose e si limitò ad annuire. Aveva sete, il Prosciugator era stata un'ottima cena ma adesso pretendeva il proprio conto: una sete da lupi. Ignorò la sensazione e guardò sfilare i pini a gran velocità, illuminati a intervalli regolari dai fanali.

Lui si chiese se avesse veramente senso fare tutta quella strada per un panino e della birra; poi si ricordò che al mondo non esistono solo occasioni ma anche soddisfazioni. Fece spallucce e mise la freccia ed iniziò a decelerare.

Sentirono chiaramente un urlo, una richiesta di aiuto. Alla piazzola del distributore una donna seminuda, una prostituta, urlava a più non posso. Un ciccione era con essa, teneva in alto un cellulare e se la rideva, un po' imbarazzato che un'auto lo avesse interrotto. Così pensò lui mentre osservava la scena dall'abitacolo della Ford Fiesta.

«Corri! Devi aiutarla!» disse lei, senza togliersi la cintura di sicurezza, voltandosi agitata.

Lui la prima cosa che fece non fu precipitarsi fuori dall'auto, gli sarebbe piaciuto vivere da supereroe dei fumetti, ma analizzò la situazione. Slacciò la cintura, per non avere impedimenti, e senza scendere dalla Ford Fiesta grigio metallizzato osservò con calma la scena dal lunotto posteriore. Si mise in ginocchioni sul sedile.

Le luci fredde, asettiche, probabilmente delle lampade a scarica o dei faretti LED, illuminavano distintamente quel che accadeva sotto la tettoia. Le telecamere di videosorveglianza in bellavista riprendevano ogni cosa.

Lui decise che la situazione era tranquilla, che la puttana stesse urlando solamente perché il cliente di turno o chicchessia non aveva intenzione, al momento, di restituire il telefono. Povero grassone e povera donna, perché costretta a prostituirsi e l'altro a dover scherzare con una puttana per interagire con un essere del sesso opposto.

Lui fece per uscire, ma non spense il motore, sentenziò che gli sarebbe bastato alzare la voce per impaurire il grassone, far smettere di urlare l'arpia e fare bella figura con lei.

Se non che dalla penombra parzialmente illuminata ai margini della piazzola tra il glicine, il sambuco e l'oleandro, vide uscire un colosso d'ebano. La donnona, lui ebbe i suoi dubbi ma da tale era vestita, con tacchi a spillo, calze a rete e corpetto di pelle nera avanzava a lunghe falcate verso i due litiganti di spalle. L'obeso ridacchiava ed era lì lì per rendere il cellulare, la donna aveva smesso di urlare come una dannata e accennava anche lei ad un sorrisetto mentre stava per riprenderselo, ma il colosso avanzava inesorabile alle loro spalle con una spranga da più di un metro e mezzo tra le mani.

Lui fece presto, si rimise la cintura, tolse il freno a mano, ingranò la prima e saettò in una delle sue migliori partenze di sempre.

«Che cazzo fai!?».

«Ma non l'hai visto!?».

«Cosa? Lei aveva bisogna di aiuto!».

«Ma vaffanculo!».

Il battibecco tra lui e lei durò per tutto il viaggio di ritorno. La spia arancione della riserva illuminava il volto di lui, lei si offese e mise il broncio quando lui provò a spiegarle la situazione.

Niente pompa di benzina per la Ford Fiesta e nemmeno per lui.