Buca

di Veronica Riccomini

 

 

Il sole cominciava debolmente a farsi spazio fra gli alberi del parco naturale di Shaker Lakes.
Si prospettava una bella giornata a Cleveland, ma per le narici da non fumatrice di Phoebe il profumo umido della terra smossa sotto i suoi stivali cozzava con l’odore marcio che si levava dal saccone deforme vicino a lei. Si fermò un momento, appoggiò una mano sulla vanga con cui stava scavando ai piedi di un pino, mentre con l’altra si apriva la camicetta color cachi – giusto per respirare un po’ – e si faceva aria sul volto lentigginoso.
Phoebe guardò l’orologio: erano solo le sei e mezzo di mattina ed era già stanca morta.
Vide Larry avvicinarsi a grandi passi, di ritorno da un cespuglio poco lontano. I suoi grandi occhi scuri avevano l’espressione sognante di chi ha appena posto fine alle proprie sofferenze.
«Ce ne hai messo di tempo! Muoviti, non posso fare tutto da sola!» gli disse con urgenza. Il ragazzo prese l’altra vanga appoggiata all’albero e la piantò nel terreno.
«Scusami, è che i noodles ai frutti di mare mi hanno aperto l’ano!» disse iniziando a scavare.
Phoebe non rise; era in ansia ma cercava di non darlo a vedere. Si chiuse in religioso silenzio per qualche minuto e ricominciò a scavare.
«Ma secondo te, avrà attaccato gli animali?» chiese dopo un po’ Larry indicando col capo il sacco bianco.
«Non credo, altrimenti ce ne saremmo già accorti» rispose Phoebe sbrigativa.
«Credi che ce ne siano altri in giro?».
«No».
«Ma pensi che una pallottola nel cranio sia stata sufficiente?».
«Spero di sì».
«Ma…».
«Chi cazzo se ne frega Larry, l’importante è aver risolto il problema prima dell’apertura del parco!» sbottò la ragazza, zittendolo definitivamente.
Continuarono a scavare finché la buca non fu abbastanza profonda e il sole non fu abbastanza alto nel cielo.
Quando finalmente i ragazzi si chinarono per far rotolare il sacco nella tomba, il suo contenuto lanciò un rantolo gorgogliante. Un’unghia gialla e adunca tranciò la tela e dallo squarcio uscì fuori un’orribile mano decomposta, che si agitava freneticamente.
«Cazzo, cazzo, cazzo!» strillò Larry in preda al panico. «E ora che facciamo?».
Phoebe chiamò a rapporto tutta la sanità mentale rimastale e pensò velocemente a cosa avrebbe fatto Rick di The Walking Dead.
Nel cervello le si formò una sola e unica parola: smembramento.
Non ci pensò ulteriormente: prese la vanga e la calò sulla testa dello zombie appena sbucata dallo squarcio nel telo, come un macellaio alle prese con delle costolette di maiale, facendola saltare in aria. Larry la imitò e insieme squartarono in fretta e furia il non-morto, nonostante i suoi goffi e sconnessi tentativi di liberarsi.
Finita l’operazione, zuppi di sangue e di resti putrefatti, si divisero i pezzi del cadavere e si separarono per andare a scavare altre buche disseminate per il parco.
Phoebe guardò l’orologio: avevano ancora due ore di tempo.