Spazio

di Lorenzo Bianchi

Finì per insospettirsi, perché tutte le volte che qualcosa gli cascava di mano, vicino al lavello, spariva in un batter d’occhio.
Tappi di bottiglia, briciole di pane, rimasugli di cibo, mollette, elastici… tutto. Eppure da quando se n’era accorto aveva provato a farci attenzione, a rimanere vigile, ma gli oggetti facevano puf a una velocità incredibile, e non c’era nulla da fare. Aveva provato a lasciar cadere per terra oggetti di proposito, senza mai distogliere lo sguardo dalla loro traiettoria, le lacrime agli occhi dallo sforzo di non sbattere le palpebre mentre li fissava; ma era impossibile resistere a lungo, e non appena cedeva, e gli occhi si chiudevano per una frazione di secondo, tutte le volte immancabilmente… puf.
Un giorno che faceva bel tempo e il sole irradiava la cucina, si armò di cassetta degli attrezzi e di tanta pazienza, e iniziò a smontare lo sportello in basso accanto al lavello, quello che ospitava la lavastoviglie.
Prima svitò le quattro grosse viti che reggevano lo sportello di legno della credenza in basso, e quelle fecero puf; poi con attenzione fece forza sui bordi dell’elettrodomestico tirandolo fuori dall’incasso, rimosse il tubo dell’acqua e la spina di corrente (anche la riduzione della spina fece puf, ma ormai non ci faceva più di tanto caso) e sganciò il filtro anticalcare, che fece puf ancor prima di toccare terra. Digrignando i denti per lo sforzo trascinò sul pavimento la lavastoviglie e gettò uno sguardo a cosa c’era dietro, sul fondo dell’incasso.
Il muro a prima vista aveva un aspetto normale, ma in effetti, a un’ analisi più attenta, si poteva notare un’increspatura violetta, quasi una chiazza rotonda, che tremolava debolmente come se fosse liquida. Stupito non poco, prese una torcia e la puntò sulla chiazza, ma quella si muoveva nelle sue sfumature di violetto, e la luce elettrica non la illuminava per niente.
Un po’ scocciato, decise di infilare la testa nell’incasso per osservare meglio quella stranezza. Così si accorse che se passava qualche minuto a osservare la chiazza senza mai distogliere lo sguardo, sull’increspatura comparivano tanti puntini luminosi di varia grandezza e intensità: minuscoli anelli semitrasparenti, piccolissime pennellate biancastre tra le sfumature di lilla, viola, blu che si riflettevano nelle sue pupille più che fissava la macchia. Allora si tirò via dall’incasso e andò a prendere il suo gatto, che dormiva sul divano in soggiorno. Lo portò davanti alla macchia viola e gli disse che era stato un bravo gatto e che gli aveva sempre voluto bene. Il gatto fece meow senza capire e poi anche lui fece puf.
Affranto, tornò a infilarsi nell’incasso, e avvicinò più che poté il viso a quella strana macchia viola, che continuava a sospirare placidamente. Allungò un dito, perché gli era venuta voglia di toccare quella luminescenza tremolante.
Sentì uno strappo all’ombelico, un gran vorticare di testa, la lingua che gli si incollava al palato e poi… puf!