Uscita in mare

di Lorenzo Bianchi

La barca veleggiava di bolina in una bella giornata di sole. Il cielo era terso e il vento soffiava costante. Il mare era una distesa piatta e azzurra; solo piccole raffiche di maestrale increspavano la superficie. Il timoniere sedeva sul bordo di poppa, il prodiere poggiava il bacino un paio di metri più avanti, tirando la scotta del fiocco con vigore per pompare vento nella vela di prua. Il timoniere comandava con la sinistra la scotta della randa, che cigolava forte, per mantenere serrata l’andatura. Alcuni gabbiani galleggiavano pigri contro il sole.

Il prodiere disse che erano anni che loro due non si facevano una bella uscita in mare.
Il timoniere annuì sorridendo.
Il prodiere disse che gli erano mancati gli anni in barca con il compagno, e che da quando avevano messo su famiglia non era stata la stessa cosa.
Non abbiamo trovato mai il tempo per farci una bella giornata in barca, disse il timoniere.
Abbiamo recuperato adesso, disse il prodiere.
Il timoniere sorrise e regolò la randa un altro po’. Il vento vibrava dentro la vela spingendo la barca tra le crestine del mare.
Il vento si alzò, e una forte raffica fece rollare la barca. I due naviganti iniziarono a schienare con vigore per evitare di scuffiare. Dopo alcuni minuti il prodiere si agganciò al trapezio e poggiando i piedi sul bordo si sporse fuori per aumentare la leva necessaria a mantenere la barca piatta.
Il timoniere disse che erano stati anni difficili, i suoi. Erano stati anni difficili dopo la morte della moglie.
Il prodiere disse che non sapeva niente e che gli dispiaceva tanto. Disse che conosceva bene la moglie del compagno e che erano stati molto legati in gioventù.
Il timoniere strinse i denti e schienò più forte, con gli addominali tesi e le gambe infilate nelle cinghie di poppa. Si è suicidata, disse il timoniere.
Il prodiere rimase a bocca aperta, e chiese il motivo.
Era depressa, disse il timoniere. Poco prima di morire gli aveva confessato cosa la tormentava.
Il prodiere strinse più forte la scotta del fiocco perché aveva le mani sudate.
Il timoniere disse che la moglie era stata stuprata poco prima che si conoscessero. Che a farlo era stato un suo carissimo amico.
Il prodiere disse che non ne sapeva niente. Le gambe stese fuori dal bordo iniziarono a tremargli.
All’improvviso il timoniere lascò la randa con uno strattone. La prua della barca si piantò nell’acqua e il prodiere perse l’equilibrio. Scivolò fuori dal bordo e rimase appeso al trapezio ciondolando.
Cosa fai, chiese spaventato il prodiere.
Il timoniere non rispose. Si allungò verso il compagno e con uno strattone sganciò la cinghia del trapezio. Il prodiere cascò in acqua con un urlo. Il timoniere virò con la randa lascata e investì il prodiere tramortendolo con la deriva della barca. Strattonò la scotta del fiocco e si rimise al suo posto. Impostò l’andatura di poppa e iniziò a veleggiare verso il porto.
Era una bella giornata di sole e il vento soffiava secco e costante.